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Pessimismo e Fastidio


Sarà.

Sarà che ti volti un attimo e il sole non c’è più, e chissà mai se tornerà, sarà che poi piove, e quindi governo-ladro, o piuttosto governo-moscio, oppure neanche quello. Magari sarà quella cosa che costituisce la vera essenza di noi donne inermi, il ciclo, che insieme alla uggia climatica contribuisce alla catastrofe dell’umore già di sua natura instabile, o sarà che da quando le vacanze sono finite ho partecipato a due-dico-due inserimenti tra scuola materna e asilo nido per un totale di 4 settimane cioè un mese e quindi finora avrei lavorato a tempo pieno per sole 2 settimane,  che sarà che sarà che sarà della mia vita chi lo sa, sta di fatto che è successo: Pessimismo-e-Fastidio è tornato.

Sì eccomi qua, in forma smagliante, io sono pessimismo e fastidio, quando mi alzo la mattina e i capelli dannazione non sono ne a destra ne a sinistra ne su ne giù, il colorito in viso è tornato un non colore, miscuglio di bianco beige e grigio, e poi non so neanche cosa mettermi, se apro l’armadio urla e sputa bagoloni di vestiti accartocciati, e che poi chi ha voglia di decidersi per il  cambio dell’armadio (qui lo dico: quando avrò una casa nuova farò la stanza per l’estate e la stanza per l’inverno, così invece di spostare i vestiti ci spostiamo noi, che si fa prima).

Fastidio, ma così tanto fastidio che nemmeno ho voglia di mettere lo smalto, di fare la ceretta, stilare la wish list dei capi del momento di cui avrei assolutamente bisogno, di abbinare cose, che se solo la maestra dell’asilo avesse il coraggio me lo chiederebbe: ma come cavolo combini calzini-tuta-maglia ai tuoi figli? Ma non lo fa perchè lo vede, il mio sguardo bionico. Lo sa che non può.

Fastidio se accendo la tv e non c’è nulla da guardare, se la musica è sempre quella, se i libri non ho voglia, se il fisico cede alla mezza stagione o alla gravità. E poi c’è sempre qualcuno che tira su col naso.

Fastidio per quello che la gente dice, o pensa, o potrebbe pensare e non dice, o dice senza pensarlo veramente. Per non parlare di chi non pensa, o non sa cosa pensare.
E pessimismo. Perchè il mondo non va come dico io. Non. va. come. dico. io. E questa è una tragedia, una sciagura, una specie di perenne cacca di piccione sulla giacca, uno schifo.

Pessimo fastidio e fastidioso pessimismo.

Succede però, succede sempre, che quando la tragedia delle tragedie dell’ormone dello squilibrio umorale interno ed esterno sta per toccare il fondo, arrivi. Arriva prima o poi, lo schiaffo, il pizzicotto o l’abbraccio, di un’amica, un amico, un marito, o di un testo, una frase, una canzone. Arriva sempre la possibilità di risalire dalla salamoia in cui ti eri crogiolata imbruttendoti. Chi la manda? Non si sa, c’è chi parla di-segno, chi di caso, chi di-disegno, chi di angeli custodi. Viene lì, a un centimetro dal tuo naso e ti chiede:  m a   t u   i n   c h e   m o d o   c o n t r i b u i s c i   a l  c a m b i a m e n t o   d e l l e   c o s e ?

Ed è già tutto di nuovo più sensato, più vivibile e vero.

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Questi siamo marito e io, che per via della crisi siamo andati a zappare la terra come i nostri avi, godendo della bellezza delle cose semplici attraverso la Grazia della preghiera.

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Ah sì, e questi sarebbero gli stivali di Lanvin che mi serviranno per andare a cavallo, sai, la vita campestre…

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