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Mille Lire di Caramelle

Una vita senza preoccupazioni è come un thriller senza suspance, un giallo senza omicidio, l’hamburger di soia, le caramelle senza zucchero o il gelato alla frutta. Come si potrebbe vivere senza quel pensiero logorante, che ti sveglia nella notte, ti fa aprire gli occhi, prima un pochino a mezz’asta, poi un po’ di più, poi aperti aperti, poi apertissimi, mentre lui, il preoccupante pensiero, si amplifica, diventa gigante e ti mangia tutto il sonno?

Ecco perchè, in un periodo soddisfacentemente regolare io e marito siamo andati a crearcela, questa preoccupazione, decidendo che nella nostra casa non ci stiamo più e ne vogliamo una nuova e più grande. E’ un’idea che abbiamo sempre avuto, più lui di me, perchè a me un po’ di piattume in una vita di Lego sotto ai piedi nudi non dispiace, ma se insiste, per carità, ci sto. Voglio dire, cosa c’è di meglio per un architetto di pensare a una casa nuova, più grande, tutta da riprogettare, arredare e personalizzare? Così, dal momento che non c’è nulla che ci accomuni in fatto di preferenze di luogo e di stile, abbiamo trovato l’unica vera discriminante decisiva per la scelta: il budget. Già.
Non si può cercare una casa senza una spesa massima prestabilita, solo che io ho una specie di vizio da quando sono nata, che psicologicamente mi spinge a pensare che tutto sommato in qualche modo il budget sia arrotondabile, per eccesso ovviamente. Come quando fisso un tetto di spesa per un nuovo paio di scarpe, poi lo sforo, perchè comunque ne vale sempre la pena. Non so se mi sono spiegata.
Così, con questa somma massima prestabilita di comune accordo (e tacitamente un po’ gonfiata dalla sottoscritta) ci siamo cimentati in una ricerca assennata della casa ideale. Lui il più possibile lontana dalla città e con un giardino, io il più possibile vicino al centro città con un terrazzo.
Ho iniziato a controllare compulsivamente i portali immobiliari con più frequenza di quanto ci si connetta a facebook, come se le case potessero spuntare come funghi, aggiornarsi come post di minuto in minuto, o a fissare un punto all’infinito con la ruga in mezzo agli occhi, dando l’impressione di essere in uno stato di trans mistico, mentre dentro di me ero tutto un turbinio di calcoli di euro al metro quadro.

Chiamavo gli agenti immobiliari e non mi sentivo compresa, nella mia ambizione: volevo di più ma a molto meno.
Mi sentivo come quando ero bambina e con la paghetta della domenica mi recavo al bar dell’oratorio esibendo le mie mille lire di fronte ai barattoli delle caramelle con una sola decisa domanda: “cosa mi compro con questi?”.

Poi all’improvviso come in preda al più folgorante e travolgente colpo di fulmine di tutti i secoli, è comparsa sotto ai nostri occhi questa casa, imperfetta ma giusta, tanto ampia, ma non troppo grande, tanto curata, ma non proprio col mio gusto, tanto vicina alla città ma anche abbastanza lontana. E allora abbiamo iniziato a non dormire per lei – io l’ho già mentalmente arredata in 10 diverse versioni, avrei anche scelto i pavimenti e i rivestimenti dei bagni, poi via quei colori dai muri e giù di bianco, giusto un velo di tortora in certi sfondati e per le porte non sono ancora sicura, ma la cucina è tutta da rivedere però vediamo –  è diventata la nostra più grande preoccupazione, l’unico argomento discutibile in ogni momento, con l’angoscia per la spesa più importante della nostra vita in un momento di economia generale traballante, e il desiderio di possesso seguito subito dalla speranza che la nostra proposta un filo al ribasso venga accettata.

Perchè ovviamente LEI è giusto un po’ oltre il budget tacitamente già rigonfiato, ma che meraviglia sarebbe se per una volta la Sciura di turno al bancone del bar, con una strizzatina d’occhio ci facesse scappare qualche caramella in più in quel sacchetto.

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