Archivi categoria: amicizia

Il bambino con gli occhi tondi sulla barca velocissima.

cavalli

Li riconosci all’istante, anche solo sfiorandone la figura con la coda dell’occhio. Loro non entrano in un locale, loro fanno l’ingresso, veloce, a testa alta, mentre fissano un punto all’infinito. Appoggiando un certo tipo di giornale sul tavolino, percepiscono la tua presenza senza doverti per forza guardare in faccia. Anzi, non lo fanno, non lo devono fare mai, se per caso il loro sguardo incrocia il tuo in realtà stanno guardando l’infinito oltre te, che non esisti.

Questa è la storia di quando noi, famiglia panzer-gabibba, un giorno qualunque post pasquale, su una lunghissima spiaggia toscana, abbiamo dis-socializzato con i divini e inarrivabili
 well-thinking-radical-chic  

La prima a fare l’ingresso è stata lei, sicuramente la più ricca, moglie del più ricco. Ma si badi bene dal non farlo notare, perchè a lei i soldi non interessano, anzi, lei i soldi li da in beneficenza. E’ per questo che si veste in modo così, diciamo, demodè. Quel giorno indossava un cardigan lungo e rigido, simil-infeltrito, color verdone pino di natale (che in realtà è stato confezionato su misura da un sarto di fiducia di Yves Saint Laurent in pensione), sopra una gonna della nonna bordeaux scuro lunga fin sotto al ginocchio. Ai piedi un paio di ballerine a righe con la punta visibilmente consumata, perchè le scarpe non si buttano, si aggiustano semmai, piuttosto i soldi li dai in beneficenza. Ai lobi due orecchini di pietre giganti, verde pino di natale come il cardigan, i capelli nature con la riga in mezzo, vagamente spettinati. Certo, sopra il cardigan il piumino viola acceso poteva dare una botta di vita, se non fosse stato per quel logo della moncler così in evidenza, che però è stata costretta a comprare a Courmayeur l’estate scorsa per una gelata improvvisa, sì a Courmayeur, dove possiede un piccolo Chalet di 180 metriquadri, ma sia ben chiaro, ereditato, perchè lei i soldi piuttosto li avrebbe dati in beneficenza.

I suoi due figli maschi, 6 e 8 anni circa, vestiti uguali, indossavano pantaloni verde bottiglia con un golfino azzurro pastello. Non sono riuscita a decifrare il piccolo logo ricamato sul golf, ma se mi fossi avvicinata abbastanza avrei sicuramente letto una cosa del tipo “troppo-chic-perchè-tu-possa-conoscerlo – made in Paris”.
Di certo loro per quel giorno avevano altri programmi, in spiaggia quella mattina ci sono venuti per caso, giusto per fare un saluto di cortesia alla loro amica concittadina dall’inequivocabile accento romano, che però alla figlia parla un enfatico inglese. E anche ai due rampolli dell’amica. Se sei minorenne, insomma, ti parla in inglese. E’ una missione educativa.

Noi, che arrivati per primi, avevamo già la sabbia nelle mutande, nei padiglioni auricolari, sotto le ascelle e nelle pupille, sfruttando con vantaggio questa cosa che il well-thinking-radical-chic non ti guarda mai, abbiamo continuato a dilettarci imperterriti con i nostri giochi sconclusionati con palettina, secchiellino, pallina, formina e ruspetta (ok, i maschi, io ho continuato a radiografare i nuovi arrivati).

Finchè non è toccato anche a lei, la Chicchi, o la Caro, o la Bea, di fare il suo ingresso. Lei, delle tre amiche era sicuramente la meno ricca,  lo si capiva subito perchè aveva abbinato i colori: pantalone bianco, camicia bianca, maglioncino a righe orizzontali bianche e rosse. Ai piedi  sneakers bianche molto consumate, perchè le scarpe non si buttano, si aggiustano semmai, piuttosto i soldi li dai in beneficenza (cit.).
E se hai un’amica sicuramente meno ricca di te, anche se di soldi non ne parlate mai perchè non è affatto chic, la prima cosa che devi fare quando la vedi  è rassicurarla con un complimento tipo “oh ma che bella collanina” e poi darle una sprangata dritta nei denti dicendo “sì carino questo bagno, ma noi in estate stiamo a non meno di un miglio con la barca”, con la voce abbastanza alta di modo che sentisse bene anche il padre della famiglia panzer-gabibba, intento a trascinare il figlio primogenito per  i piedi al fine di tracciare la pista delle biglie col suo sodo fondoschiena. E lo riferisse repentino a sua moglie,quella vestita con i leggins mezzo polpaccio di zara del 2008. Dozzinale.

Comunque la Chicchi, o la Caro o la Bea non si scoraggia, mai. Rovescia la vagonata di giochi da spiaggia del figlio non ancora treenne vicino a quelli dei popular-panzer-gabibbi bergamaschi e torna alla conversazione interessante con le amiche, perchè tanto noi non eravamo visibili. Il piccolo ancora innocente bimbetto dagli occhi grandi, teneri e tondi si mette a giocare, e in un attimo socializza con Martino e i quintali di sabbia che si ritrova tra le chiappe, il mento, le palpebre, la cute, ecc…ecc…

Ciao io sciono Martino e tu?

Mafeeedi

Come ti chiami?

Maaannnffeeedi

Come?

La mamma si avvicina e aiuta: MANFREDI.

Ora, con tutto il rispetto per i gusti e le scelte altrui, ci mancherebbe, io stessa quattro anni fa ho dovuto convincere il marito, tutto il parentado, il vicinato, il reparto di ostetricia, che Martino fosse un bel nome, però ecco, non me ne voglia la mamma-a-righe well-thinking-radical-chic-wanna-be se, senza nessuna malizia, proprio Martino è rimasto per parecchio tempo un poco disorientato.

Mafro vieni qui – Pssst  psst no tesoro vieni qui un attimo, si chiama: Manfredi

Anfro, facciamo una torre – no ascolta amore mio, si chiama Manfredi

Alfa (??!), fai scambio di paletta? – no gioia mia, si chiama M A N F R E D I

Alfredo scaviamo una bella buca – Man fre diiiiiii

Hei, Manfredo mi prescccti la tua ruspa? – Senti Martino, avvicinati a me, guarda bene la mia bocca: M a n f r e d i.  Senti, fai finta che siano due: un manfredo, due manfredi, ok?

Sci va bene. Manfredi mi prestate la vostra barchetta? – E dajje

Ma lo sapete voi, Manfredi, che io ho una barca grande grande?

Il piccolo sgrana i suoi occhioni tondi e sinceri e dice: davveero?? Io invece ce l’ho piccola.

Decido di non intromettermi in questa cosa tutta maschia di chi c’ha la roba più grande e lascio che se la sbrighino a suon di fantasia.

Ma appena arriva la mamma, Manfredi le dice subito: lui ha detto che ha una barca grande e io gli ho detto che invece la mia è piccola.

La mamma a righe well-thinking-radical-chic-wanna-be mi guarda.
Io, che solitamente in queste situazioni cerco di chiarire che mio figlio vaneggia, questa volta sorrido e basta. Sto aspettando. La sto aspettando. E infatti, mentre le pulsava ancora la sprangata nei denti dell’amica, dopo un attimo di silenzio gli domanda: Sì, ma gli hai detto che però va velocissima?

Mafro anfro alfa Manfredi la ignora, Martino la ingora, io corro ad estrarre Pepo da una montagna  di sabbia, e mi salvo.

Inutile dire che a pranzo noi panini, loro tagliolini all’astice (non aragosta perchè costa troppo e piuttosto i soldi li danno in beneficenza -cit.), e siccome esiste un tacito accordo unilaterale per il quale se in una spiaggia deserta qualcuno sta mangiando i tagliolini all’astice, tu gli devi fare da baglia al figlio, abbiamo accolto sotto la nostra ala il piccolo Manfredi, che tanto ci stava simpatico. Molto meno i due rampolli col golfino azzurro che accerchiando Marti mentre scavava una buca sul loro territorio gli hanno intimato di andarsene con un very british-radical-chic “LEVATI!”. La mamma-chioccia che villeggia in me non ha resistito dal dare una sgridatina ai due futuri garbati lettori-di-giornale-di-un-certo-tipo, approfittando dell’assenza dei genitori impegnati con la forchetta, che tanto se fossero comunque stati presenti, non mi avrebbero sentito, perchè io non esisto.

Così siamo tornati nei nostri confini a caricare e scaricare ruspette e betoniere, in compagnia del nostro momentaneo simpatico e incontaminato amichetto in affido, fino all’arrivo di una leggera e fredda pioggia, che ha convinto le mamme a posare le chele del crostaceo e portare i loro pargoli al riparo. E mentre noi ce ne tornavamo alla macchina sciabattando sabbia per aria, con la forza del pensiero inviavo un messaggio pieno di speranza al nostro piccolo amico che non vedremo mai più.

Caro mafro anfro alfa Manfredi col musino piccolo e buffo, mantieni ti prego la curiosità nei tuoi occhi grandi e tondi, la sincerità nella tua voce bianca e una giusta dose di sordità cocciuta  a tutto quel well-thinking-radical-chic che sta intorno a te. Te lo auguro davvero, Manfredi, di tutto cuore, a tutti e due.

marti_buca

Marti che scava la buca prima di essere cacciato. Peccato perchè stava per arrivare in Nuova Zelanda