La cattedrale fondata su piedini sovradimensionati e denti grossi come un rosone

Ho visto Martino fare il manzo con una bambina. Eravamo nella chiesa dei Cappuccini in contemplazione di un presepe bellissimo, animato e ricco di dettagli, con tanto di effetti di luce per le ore del giorno, il temporale la pioggia l’arcobaleno e la notte. Col mento poggiato sulla balaustra a sostegno dei suoi grandi occhi sbarrati ci è voluto un po’ prima che si accorgesse della creatura tutta rosa che lo guardava alla sua destra. Così al posto del mento, sulla balaustra ci ha poggiato il gomito come fosse al bancone di un lurido bar. Un succo alla pera per me, liscio, e un’aranciata tutta bollicine per la signorina qui di fianco – sembrava dire. Lei gli ha sorriso, lui provava a ricambiare ma la timidezza che prima sembrava soppressa dal gesto del gomito spavaldo, gli faceva stringere la bocca e distogliere lo sguardo. Io che assistendo alla scena iniziavo già ad odiare la bambina che avrei preso in disparte per chiarire che lui starà sempre e per sempre con mamma sua, che-sono-io (chiaro?) ho riconosciuto quella smorfia così tenera di un bambino che non può lasciarsi andare in un sorriso incontenibile, perché i sentimenti vanno espressi a piccole dosi, senza compromettersi troppo. Perché noi siamo gente chiusa dentro ad un contenitore con la scocca rigida. Purtroppo. Commossa dentro, mono espressiva fuori.

Io sono diventata così perché ricordo che da bambina ero talmente timida che ogni volta che aprivo bocca mi veniva da piangere, anche solo per chiedere un bicchiere d’acqua – perché voi non potete capire che sete che ho io, come soffro – E spesso c’era chi mi prendeva in giro. Credo.

Adesso non piango più da tempi record, tipo da mesi, anche se Pepo ogni tanto mi chiede pecche piangi? Ma non sto piangendo! E col dito alzato e sguardo imperativo mi urla PIANGI!
Per lo meno ha smesso di picchiarmi.

E comunque lui non ha tempo per le smancerie, che se per caso qualcuno che non sia io o il suo papà gli dice come-sei-bello-come-sei-bravo, fa la faccia brutta, bruttissima, e ogni volta scongiuro che almeno non sputi una pernacchia o tiri un cazzotto.

Vorrei insegnare ai miei e figli a lasciarsi andare, a mostrare i sentimenti positivi e non solo la rabbia, la frustrazione o il capriccio. Mi piacerebbe che ammettere che sì  oggi sono contento, oggi mi sono commosso, non sia un atto di debolezza. Marito in questo è bravo e io a mo’ di Pepo lo stronco sistematicamente. Il mio guscio ormai è stato intonacato con tanto di isolamento a cappotto. Ma su queste creature si può ancora lavorare, che siamo ancora ai plinti di fondazione.

Vorrei che fossero liberi di accogliere tutto l’amore possibile e andare dritti alla meta, che sapessero dove si attinge l’amore, quando il mio non basterà più, quando sembrerà che il mondo non ne possa più offrire.
Allora, qui lo dico, costruiremo piano piano su quei piedini sovradimensionati una cattedrale fondata sulla certezza che un grande amore ricevuto si può restituire moltiplicato e distribuito a chiunque Millanta volte, come avrebbe detto Martino fino a qualche giorno fa, prima di scoprire con enorme delusione che Millanta non è un numero. Conquinsteremo la gioia e la appiccicheremo sulle guglie più alte, la facciata principale sarà piena di sorrisi non trattenuti, anche se vi verranno dei denti grossi come un rosone, figli miei, sorridete, se vi viene, piangete, se vi viene, perchè la conquista della felicità è un faticoso atto di libertà, quindi è meglio mettere subito le cose in chiaro.

braveheart

su con quel sorriso…ancora un po’…dai…

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6 pensieri su “La cattedrale fondata su piedini sovradimensionati e denti grossi come un rosone

  1. momfrancesca

    Bellissimo ma difficilissimo lavoro da fare. Sono plasmabili, è vero, ma talvolta risulta difficile trovare il modo. Comunque, buone intenzioni, complimenti.
    PS: mia figlia, mesi fa, andava di “milantanove”… Riferendosi ai giochi che suo fratello le avrebbe rubato 😉

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  2. mammagisella

    Wow… bellissimo post. Che dire? Plasmiamo il plasmabile. Anche se, il più delle volte la loro indole avrà la meglio… Lo dico perché ho anche due gemelli e, prima di avere loro ero convinta che plasmando e dando l’ esempio tutto fosse possibile. Da quando ci sono loro ho appreso che, pur con la stessa educazione e i medesimi modelli, si può essere diversissimi. .. Uno é tutto sorrisi e abbracci. L’ altra molto sulle sue. Ma quando raramente lei sortide… si apre il cielo!

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  3. PM

    Urka! Non ti conoscevo così dotata di questa grande capacità di osservare e commentare poeticamente il reale! Complimenti! Sei proprio una rivelazione!

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