A cosa serve un Marito?

Ci sono giornate che iniziano (troppo) presto e (parecchio) male, in cui le prime ore del giorno sembrano durare almeno-almeno un paio d’anni, e invece son solo due orette.
Per esempio ieri la mia sveglia l’ha data quel grandissimo  romp tenero frugoletto secondogenito col pianto, che alle 6 lui, in fatto di nanna, era a posto.

Va bene, ho fatto un rapido e confuso calcolo mentale delle ore che avevo dormito, considerato che la sera prima ho guardato Grey’s Anatomy su FoxLife+1 finito alle 23 e poi siccome mi sono agitata perchè la Bailey ha una malattia psichiatrica che non ho capito bene cosa sia, ma adesso penso di averla anche io, ho dovuto cercare qualcosa di frivolo che mi distendesse e ho trovato una puntata di Project Runway Italia che mi ha fatto andare a letto depressa, perchè ormai è chiaro, a 33 anni bisogna farsene una ragione, che io non sarò mai come Eva Herzigova. La somma, insomma, delle ore dormite si aggirava intorno alle 6 ore e mezza. Fosse stata mezzora in meno sarei sicuramente ricorsa alla mossa del “piangi-un-po’”, che consiste nel girarsi nel letto sul fianco, infilare una mano sotto al cuscino in corrispondenza dell’orecchio, e con l’altra mano appoggiare sull’altro orecchio a peso morto quell’osso esterno che sporge tra il palmo della mano e il polso che non so come si chiama (lo so ora che lo stai guardando), diventare sordi e sbiascicare “piangi un po“.

Ma 6 ore e mezza di sonno per una mamma che ci tiene al viola delle sue occhiaie sono più che sufficienti. E allora, forza e coraggio, vieni qui ciocciottello, cosa vuoi, andiamo nel lettone? “No iiiia iiiiia” ok andiamo di la e ci sdraiamo un po’ sul divano? “no ooooi ooooi” “vuoi vedere i cartoni?” cii” scordatelo!” ciii”, no! vuoi  il latte? “cii aaatte” e allora ti scaldo ‘sti 300 ml di latte con miele e 3 plasmon shakerati, e consumalo pure poggiato con il tuo sedere imbottito di pannolino profumato di pipì sul mio intestino e la nuca sullo sterno, lamentati  se mi muovo o respiro un po’ affannosamente e tirami pure una mitragliata di calci all’inguine. Son qui apposta.
Così con molta pazienza la prima ora della mia giornata è trascorsa sul divano cercando, come una brava barbamamma, di assumere le forme di cuscino umano più ergonimiche che ci siano per garantire il maggior livello di comfort possibile al 22mesenne che evidentemente la mattina ha deciso di fare un po’ di stretching. Negli ultimi trentasecondi in cui il nano in tutina ha deciso che il risveglio muscolare era finito e poteva riprendere a ciucciarsi il pollice buono buono, e  in cui penso di aver chiuso gli occhi e sognato la Bailey che litigava col dottor Shepherd, una serie di tonfi pesanti stavano testando l’elasticità del pavimento, per la gioia dei vicini di sotto che lo so ormai ci amano alla follia.

Così anche Marti mio insostituibile primogenito ha fatto il suo ingresso trionfale in salotto con quel cesto di capelli sparati in testa e gli occhi semi chiusi. Si è seduto sul divano con aria sonnambula e ha detto “l a t t e”. Che è senza dubbio una forma criptica per dire “buongiorno mamma come sei bella anche in pigiama con le caccole negli occhi e i capelli come i miei, non è che gentilmente mi scalderesti 350 millilitri di latte con 4 cucchiaini di miele e 8 plasmon shakerati?” Certo tesoro aspetta che lo dico a papà perchè non so se si è accorto ma io sono sveglia dalle 6.
Infatti dal profondo degli abissi una figura pelosa si fiondava in cucina. Già operativo al 100% in tre secondi aveva caricato la moka, preparato il bibe e apparecchiato la tovola con tazze e tovagliette. Poi mi ha guardato. Come? Cosa hai da guardare tu eh? con quella faccia lì da marito appena sveglio eh? e non dirmi niente che non so se lo sai ma io sono sveglia dalle 6.

Con queste premesse, la macchina da guerra impacchettatrice di bambini ha proseguito la sua consueta procedura, con un po’ di fretta in più perchè prima di arrivare in studio il mio primo compito-extra della gioranta prevedeva di passare in concessionaria a portare l’auto (appena rimessa a nuovo a seguito di quel piccolo incidente…) su invito della casa produttrice, per la sostituzione di un fusibile con difetti di fabbrica, una roba da 10-15 minuti. Ma quando il meccanico ha aperto il cofano e ha iniziato a scuotere la testa, ho capito che c’è sempre un imprevisto da calcolare quando si tratta di me e la vita. Come quando si tratta di me e la cassa del supermercato, che solitamente è una signora di 89 anni con un pacco di pasta e uno di sale che ci mettono 25 minuti per fare il tragitto carrello-rullo-cassa-rullo-borsatrolleyscozzese, o come quando imbocco la corsia del telepass e quello davanti a me inchioda e fa la retro perchè ha solo contanti, o come quando ordino un piatto al ristorante e ci trovo sempre il capelli. insomma ci siamo capiti.

In questo caso dovevo lasciare la macchina lì e tornare a piedi a casa, fortunatamente non molto distante, prendere le chiavi dell’altra auto e il telecomando del suo garage. Semplice. Ma era scarico.
Allora in quei momenti di adesso-cosa-faccio, cosa fai? Telefoni al marito e lo sgridi. Perchè non so se le sa ma io sono in piedi dalle 6. Poi ti incammini verso la cartoleria a 500 mt da casa e intanto pensi che se vivessi in centro come vorresti tu a differenza di marito la cartoleria sarebbe sicuramente stata sotto casa, compri la pila, la metti nel telecomando, torni a casa, scendi, schiacci. Si apre il box dell’auto che hai lasciato dal concessionario. Prendi il telefono, chiami marito e lo sgridi perchè allora era lui solo lui in possesso della soluzione. Lo costringi a tornare dal lavoro in vespa a 200 all’ora, fai scambio di telecomando, lo costringi a darti un bacio perchè comunque c’è ancora tutta la giornata davanti anche se in ogni caso ho ragione io. E finalmente arrivo in studio.

Alle 10. Quattro ore dopo il mio risveglio. Perchè non so se lo sai ma io ero sveglia dalle 6.

Il resto della giornata è andato liscio, fino al ritorno di marito a casa con il pesce fresco preso per preparare un sughetto per la pasta. Così inizi a pensare che allora avevi veramente ragione tu e deve farsi perdonare qualcosa, tipo un telecomando scarico eh, e per dargli una chance di rivalsa lo lasci cucinare. Tanto lui si rilassa. Mica come me che nel frattempo devo caricare 8 lavatrici, strofinare 6 camice da uomo (e chi sarà mai quell’uomo che sporca così tante camice eh), raccogliere i giochi e tenere a bada i bambini. Poi mangi e il sugo è tanto buono. E allora gli sorridi.
Però la pasta finisce e ben presto la macchina spacchettatrice di bambini dà nuovamente il via all procedura denti-piedi-pigiama-preghiere-storia-baci-carezze-miscappalapipì-nol’haiappenafatta-miscappadavvero-ealloravai-micantiunaninnananna-baci-carezze-nonvogliodromiredasolo mentre quel  romp tenero frugoletto secondogenito scappa dal papà che alle 21 si siede sul divano. Così intanto pensi che il marito potrebbe anche spacchettare il secondogenito intanto che ipnotizzo il primo con i solletichini sul naso e parole rassicuranti, finchè leggendomi nel pensiero lo fa. E però chissà come lo fa eh. E mentre Marti si addormenta in pace coi sensi, mi sento tanto buona e raggiungendo marito al fasciatoio gli dico lascia faccio io. Seguono altre due terribili ore di convincimento del  romp tenero frugoletto secondogenito che anche se qualcuno gli ha detto che con l’ora legale le giornate si allungano non significa che le debba passare tutte da sveglio.
Sono le 23. Pepo dorme. Marti dorme. Marito guarda la TV sul divano. Faccio un rapido calcolo delle ore trascorse dalla sveglia, che devono essere circa 1625. E decido di andare a letto, senza salutare marito. Perchè non so se lo sa, ma io sono sveglia dalle 6.

Allora tornando alla domanda iniziale: a cosa serve un Marito? Io risponderei che non avendo un pungiball a disposizione, puoi sempre usare lui, che oltre a colpirlo, se proprio vuoi, con calci e pugni, puoi usare anche le parole e gli sms, tanto lui lo sa che sei in fase premestruo, ed è anche capace, la mattina dopo, di abbracciarti forte, come se nulla fosse.

ottimismo

Annunci

7 pensieri su “A cosa serve un Marito?

  1. manuelavitulli

    non ho marito, ma ho fidanzato. E diciamo che la “funzion” è la stessa. Pungiball, capro espiatorio che poverino… è sempre costretto a sopportare i miei sbalzi d’umore e le mie frustrazioni.
    Ma va bene così… l’importante è saper farci perdonare 😀

    Mi piace

    Rispondi
  2. Lucia Malanotteno

    senza offesa, ma mi son riconsolata leggendoti… sono 10 giorni che sto in modalità: se non va storto non lo voglio!
    Il record di ore sveglie per ora lo detengo io però! 5:30am- 1:30am… del giorno dopo in pratica…

    Mi piace

    Rispondi

COMMENTA

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...