13 Dicembre 1988

Era una bambina di quasi otto anni, timida e gracile. Il prete del piccolo paese in cui viveva l’aveva soprannominata braca de os, pugno di ossa.
Aveva tanti capelli sempre arruffati, fermati a vani tentativi da un cerchietto di velluto rosso, che lasciava scoperta la fronte alta. Gli occhi fuori dalle orbite, scuri e incorniciati dalle occhiaie, anche se aveva dormito a lungo.

Quella mattina si svegliò prima dell’alba, insieme ai suoi fratelli, col cuore che batteva forte per l’eccitazione. Bastava percorrere in fretta quel lungo corridoio, scendere le scale di legno facendo attenzione a non scivolare, e presto godere dello spettacolo più bello dell’anno, il più atteso.

Era sempre lì che veniva, in quella grande stanza con la moquette grigia, in silenzio, sorridente e bella. Si rifocillava un po’ con il latte e i biscotti che le facevano trovare sul tavolo, il pane secco invece era per il suo asino, anche lui, silenzioso e docile. Poi posava delicatamente i doni,  con un ordine scenografico, e se ne andava. Santa Lucia.

Ma quella volta la sorpresa per la bambina fu ancora più grande, deliziosamente insaspettata: di fianco al suo giocattolo era stesa un’ insolita gonna di raso, lunga fino al polpaccio, con l’elastico in vita, un body bianco con le spalline sottili e un paio di scarpette di pelle nera con il cinturino alla caviglia e qualche centimetro di tacco. Era la divisa di carattere, la nuova disciplina che avrebbe intrapreso quell’anno al corso di danza. Ma come faceva Lei a saperlo? Possibile che le volesse così bene, che la osservasse così accuratamente da sapere proprio ciò di cui aveva bisogno, senza che nessuno glielo chiedesse? Che bello sentirsi amati così, e anche intuire che evidentemente si era messa d’accordo con la maestra, per farle la sopresa. Che gioia infinita! E poi i soldini di cioccolato, i torroncini, le cri cri, le meringhe e le caramelle di zucchero, che si mangiavano sempre per ultime. Si sentiva ancora il suo profumo, di Santa Lucia, quello dell’asino no. Si vede che lo lavava bene bene, prima di portarlo in giro.

Dopo un po’ scese anche la mamma e subito la bambina al colmo della felicità le mostrò tutto quello che aveva ricevuto, guarda mamma! guarda che bello! e poi i vestiti, hai visto? Suo fratello e sua sorella, invece, non dicevano niente. Che strano.
La mamma prendendo in braccio quel mucchietto di ossa si sedette sulla poltrona e guardandola negli occhi le chiese: Elenina mia, ma secondo te chi ha portato queste cose?

E lei, sicura di se: Santa Lucia!

Ma secondo te, come ha fatto a entrare in questa casa?

Senza esitare: Passando per i muri!

Pensaci bene, come è possibile che una Santa arrivi col suo asinello, un carretto pieni di giochi e riesca ad attraversare i muri?

Silenzio.

Allora la mamma prese quel faccino tra le sue mani calde e le chiese ancora: Ma tu lo sai chi è veramente Santa Lucia?

Silenzio (cosa intende per veramente?)

Santa Lucia è la mamma! Sono io, piccola mia!

La bambina avvampando in viso, si irrigidì improvvisamente e con gli occhi spalancati guardò ancora una volta la sua gonna di raso, il body e le scarpette. Poi abbracciò forte la mamma, e affondando il muso nel suo collo, scoppiò in un lungo pianto, triste e inconsolabile.

Era giunto il momento di diventare grande, e lei non ne aveva alcuna voglia.

foto2_e

Direttamente dal “museo delle cose che lascerei in eredità alla mia figlia femmina se mai ne avessi una”: le mie scarpette da carattere

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9 pensieri su “13 Dicembre 1988

  1. veronicadusi

    no va beh sto piangendo … ma perché?
    io non potrei mai… certe cose si sanno ad un certo punto … senza spiegare….nulla.
    tu bravissima racconto speciale …

    mi aspetto un post su come nascono i bambini …..
    un bacio Elenina “braca de os” (lo dicevano anche a me)

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  2. Fulvia

    Nooo… Ma che shock ti ha dato tua mamma?!? Ma proprio il giorno di Santa Lucia??! Non poteva aspettare ancora un po’? Scusa ma questo post mi ha riportato alla mente i pianti che ho fatto (tanti anni fa, meglio precisare!) quando ho scoperto che Babbo Natale non esisteva. Scrivi proprio bene, brava!

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  3. Benedetta Iacono

    Ely….le scarpe di “Carattere” (le mie sono il numero 32)….la gonna rossa di raso e il body bianco….quanti ricordi. Ti abbraccio. Nitty

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