Di prìncipi e cavalli

Facciamo una doverosa ed importante premessa, prima di cominciare: io adoro i miei bambini.
 MASCHI. 

Sono belli, robustelli, mangioni, giocherelloni, sudati e, come dico sempre io, materialotti.
Per esempio se dico a marti-m-i-p che andiamo a comprargli dei vestiti lui dice sì però dopo mi compri il succo? oppure  gli faccio osservare guarda, tu e quel bambino avete le scarpe uguali! lui fissando il vuoto mi picchia dentro e sussurra in retto tono mi scappa la cacca. Se poi osi avvicinarti per schioccargli un bacio lui entra in modalità gara-di-solletico e con agilità felina ti sferza per sbaglio una tallonata sul labbro superiore ridendo, perchè solo l’idea del solletico lo fa sconquassare. Ma io volevo un bacio.
Pepopepotto invece ha iniziato a rincorrere (con agili strisciate di sedere – sia mai provare la posizione homo sapiens – su ogni tipo di pavimento, che sia parquet, gres antigelivo, erba, sabbia o pietra a spacco…) l’unica cosa che per un uomo valga la pena vivere: la palla. Se poi non è la palla, sono le macchinine, e quelle, più i maschi crescono, più si rimpiccioliscono, e si infilano dappertutto, sotto i diviani, nei cassetti della cucina, dietro al calorifero, nei vasi dei fiori, nel letto, sotto i piedi nudi. O v u n q u e.

Belli i maschi. Sì.

Poi ci sono le mie nipotine.
 FEMMINE

In particolare la mia figlioccia, la più grande, di quasi tre anni, detta DidaDida.
Lei, DidaDida, appena mi vede dice guadda Szzssia, ho fatto codino come te! Oppure rimane ferma immobile fissando i suoi piedi perchè io mi accorga del suo ultimo acquisto: scarpe.

Se le dai una brioche non la caccia in gola intera farfugliando con la bocca piena impastata  ne voglio un’altra. No, lei la brioche la sbocconcella tra una sistematina di frangia e un’altra occhiatina alle scarpe nuove.

Cara DidaDida, mia adorabile e delicata nipote, se un giorno dovessi avere una figlia come te, sarebbe la rovina. Del bilancio famigliare e del mio tempo, passato in bagno a giocare a parrucchiera. Trascurerei i maschi (tanto loro tira-palla-brum-macchina) per vestire finalmente le bambole. Entrerei nei negozi senza più lamentarmi della sproporzione di offerta tra vestiti bambina (99%) e vestiti bambino (1% – per altro rigorosamente blu, o rossi, o bianchi, o a strisce blu-rosse-bianche). E comprerei, comprerei ogni giorno qualcosa, una gonna di tulle, una mollettina con il fiorellino, un elastico a pois, un paio di calzini con il risvolto in pizzo, un abitino con le maniche a sbuffo.

Se un giorno dovessi avere una figlia come te, DidaDida, la addormenterei raccontandole storie di principesse salvate da principi azzurri, col cavallo bianco, modello d’uomo che hai già dichiarato alla tua mamma di volere (CREDIMI non sei l’unica), invece di chiudere l’ultimo dialogo della giornata materialotta con un:

Cos’è questo rumore mamma?

E’ il vicino di sopra che abbassa la tapparella.

Come si chiama la sua macchina?

Web

DidaDida e Marti-m-i-p che guardano la fontana.
Lei sogna la Sirenetta col principe e i pesci che cantano “baciala”. Lui vuole bere.

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7 pensieri su “Di prìncipi e cavalli

  1. mad

    … epperò è divertentissimo: ieri ci siamo fatte la pedicure (in casa) tutte e due… tanto dai due anni in poi non riesci già più a vestirla come vuoi tu, decide da sola anche che mutande mettersi – pensavo iniziasse verso i 13 anni…

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