QUESTIONE DI POSTILLE

La Ville Savoye – Le Corbusier

Facciamo un patto.
Io accetto di andare a vivere oltre il cartello barrato in una casa con giardino e tu la smetti di sfracassarmi le finferle per sempre. For ever and ever.
Lo capisco sai, il tuo è un desiderio condiviso dalla maggior parte delle persone, mentre il mio è in modalità attico-in-centro-che-più-centro-non-si-può, sì proprio lì, dove cade la gocciolina di google maps quando scrivi il nome di una città.
Va bene. Alla fine qualcuno deve cedere. Lo faccio io.
Tanto per essere chiari, mentre mi cresce lentamente l’aureola in testa, vorrei aggiungere al nostro patto qualche clausola e, come dire, un paio di postille.

Vedi, vivere in una casa con giardino privato significa sostanzialmente non andare più al parco a socializzare con altri bambini e le loro mamme. I miei spostamenti quotidiani si ridurrebbero a casa – studio, studio – casa, qualche volta in cantiere a parlare con un muratore, niente contro i muratori ci mancherebbe, è che non apprezzano le mie borse. Perciò se devo sentirmi sola, preferisco farlo a mollo in una piscina con l’acqua a sfioro sorseggiando mestamente una bibita ghiacciata con frutta esotica e ombrellino.
Bene. 
Una volta stabilito  cosa  non deve mancare (oltre al tuo spazio per il barbecue e il camino, sì l’ho capita!), bisogna per forza trovare un terreno edificabile dove dare spazio alla mia fantasia. Che poi non è che me ne serva molta, perchè LEI esiste già, e io non è che la voglia scopiazzare bellamente, no in architettura non si copia, si prende un riferimento progettuale
Perchè io voglio una casa  pura , come la Ville Savoie di Le Corbusier, che nasconda il segreto di una promenade che percorre gli spazi. E ogni spazio comunica con la natura circostante. La incornicia. (Sperando che l’abitazione del vicino non sia a cinque-metri-dal-confine, o che perlomeno non abbia velleità nudiste-esibizioniste). Una casa con le finestre a nastro e la facciata libera, senza tettini tettucci e archetti (a meno che non sia del ‘500 con affreschi originali), una casa con la pianta libera, dove c’è spazio per giocare con le forme, sorretta da pilotis, leggera e plastica, con il tetto giardino dove rimirare le colline circostanti (ed evitare le pallonate dei bambini che giocano da basso).
Una casa  bianca . Ma non come quella del presidente degli stati uniti. Una casa desiderosa di assorbire la luce del giorno e di restituirtela negli interni più bui. Che risalti col suo candore il verde del prato e l’azzurro del cielo. 
E della piscina (vedi sopra).
Insomma fidati, è un modello vincente. Ottimo investimento! Così quando sarai stanco di tagliare l’erba e vorrai vivere in-the-very-middle-of-the-town come me, la rivendiamo subito, sicuro! 




 

con una piccola personalizzazione…



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6 pensieri su “QUESTIONE DI POSTILLE

  1. justalessia

    Ecco mi tocca commentare anche qui. Perché anch'io, e mi riferisco a quasi tutto.Anch'io attico in centro nei sogni. Anch'io vita sociale ridotta allo zero kelvin dei giardini del paese, che quando mi va di culo proprio c'è una nonna giovanile. Ma almeno bambini, esseri umani parlanti ed interattivi col nanetto. Anche io dovrò cedere.. Probabile casetta in collina con giardino e compostaggio nel futuro prossimo. Anche io linee pure, equilibrio di pieni e vuoti. Non sono architetto, però. Il che implica niente cantieri. Niente pause. Niente interruzioni. Un duenne, e uno nella pancia. Laurea con lode nel cassetto.Limite della follia. Dall'altra parte, però.

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